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Che cos’è il ‘victim-blaming’?

Victim-blaming include qualsiasi affermazione o domanda che si concentra su ciò che una vittima di violenza sessuale ha fatto o non ha fatto, implicando che il suo comportamento la rende completamente o parzialmente responsabile per essere stata aggredita o per non essere riuscita a prevenire la sua aggressione. Il Victim-blaming deriva tipicamente da miti e idee sbagliate sulla violenza sessuale, insieme al desiderio delle persone di prendere le distanze da questo tipo di crimini. Uno degli esempi più comuni di victim-blaming è dire che qualcuno “se l’è cercata”. Tuttavia, il victim-blaming è spesso meno diretto, e a volte non intenzionale.

Alcuni esempi includono:

  • “Come ti è venuto in mente di andare lì/indossare quello/bevere così tanto?”
  • “Beh, non è stato molto intelligente.”
  • “Cosa ti aspettavi sarebbe successo?”
  • “Avresti dovuto stare più attenta”
  • “Hai almeno reagito?”

Questo video illustra una vasta gamma di cose insensibili che la gente spesso dice a/sui sopravvissuti allo stupro.

Il vittimismo può anche influenzare il modo in cui le vittime vengono trattate quando/se decidono di sporgere denuncia alla polizia. Questo video mostra come potrebbe essere se una denuncia di rapina fosse trattata come una denuncia di stupro.

Quali sono le conseguenze del victim-blaming?

Che sia intenzionale o meno, il victim-blaming può aggiungere vergogna e silenzio alla violenza sessuale, e persino causare alle vittime una vittimizzazione secondaria, un’esperienza comunemente chiamata “il secondo stupro”. Inoltre, il victim-blaming permette agli stupratori e agli abusatori di perpetrare i loro crimini con minime conseguenze sociali o legali. Quando la polizia colpevolizza la vittima, le vittime possono essere scoraggiate dall’andare avanti o un caso può essere indagato male. Quando i giurati colpevolizzano le vittime, hanno meno probabilità di condannare, il che rende i procuratori meno propensi a perseguire. Quando i giudici colpevolizzano le vittime, anche gli stupratori condannati hanno la possibilità di ottenere una riduzione o una sospensione della pena.

Victim-Blaming & Prevenzione dello stupro

Un modo in cui perpetuiamo il victim-blaming riguarda il modo in cui parliamo di prevenzione dello stupro. Spesso le discussioni sulla prevenzione della violenza sessuale si concentrano sull’insegnamento alle potenziali vittime di come evitare di essere prese di mira e/o respingere un attacco. Questo approccio si è evoluto in un’industria in crescita, che include taser, spray al peperoncino, fischietti antistupro, smalto anti-stupro, biancheria intima con serratura, collant pelosi, inserti vaginali chiodati… e la lista continua.

Jeff Bucholtz di We End Violence evidenzia alcuni dei comuni consigli e suggerimenti di “prevenzione dello stupro” diretti alle donne.

Ci sono molti problemi con questo approccio alla prevenzione dello stupro:

  • Mette la responsabilità di prevenire lo stupro sulle vittime.
  • Si ignora il fatto che persone di tutte le età e di tutti i generi possono essere vittime.
  • Si ignora il fatto che persone di tutte le età e di tutti i generi possono essere carnefici.
  • Mette restrizioni irragionevoli su metà della popolazione.
  • Suppone che lo stupro sia causato dall’abbigliamento o dalla disattenzione.
  • Perpetua miti e idee sbagliate su come avviene la violenza sessuale.
  • Porta molti a considerare le vittime “parzialmente responsabili” se non hanno preso tutte le precauzioni possibili.
  • Porta molte vittime ad incolpare se stesse.
  • Lascia liberi i colpevoli.
  • Dà a molte persone un falso senso di sicurezza.
  • Non riesce ad affrontare le cause alla radice della violenza sessuale.

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L’approccio alla prevenzione “non farti stuprare” suggerisce che lo stupro e la violenza sessuale sono evitabili se sei semplicemente attento o abbastanza forte. Ignora il fatto che lo stupro non è una conseguenza naturale della disattenzione. È un atto di violenza commesso da un essere umano contro un altro. Se vogliamo veramente prevenire la violenza sessuale, dobbiamo spostare la nostra attenzione e, invece, inviare il messaggio ai perpetratori che il loro comportamento è inaccettabile e non sarà tollerato. E mentre alcuni suggeriscono che questo approccio non funzionerà, lo ha già fatto! Per esempio, la campagna di poster ‘Don’t Be That Guy’ (creata da SAVE) ha contribuito a una diminuzione del 10% delle aggressioni sessuali a Vancouver nel 2011.

Don't Rape Photo - Replace't Rape Photo - Replace

Sì, avete letto bene:

È stata lanciata una campagna di manifesti rivolta ai potenziali stupratori piuttosto che alle potenziali vittime… e il numero di aggressioni sessuali denunciate è diminuito del 10%.

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